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Golf Coaching

nel golf come nella vita,
sei tu a decidere
come tirare la palla

La storia di un giocatore professionista

P. da anni è appassionato di golf, una passione tramandata dal padre che fin da quando era piccolo lo portava sui campi da gioco. Fin da giovane aveva imparato che nei campi da golf e nei circoli da golf, la disciplina, il silenzio ed il rispetto erano le regole a cui non si poteva contravvenire. Tutto questo gli ha permesso di gettare le basi per il suo futuro, perchè, così nel golf come nella vita, servono regole ed è giusto rispettarle.

Questo è l'inizio della storia di un ragazzo che ereditò la passione del golf da suo padre.

Qualche anno fa, giocatore in seconda categoria...

P., oggi è un giocatore in seconda categoria con un ottimo punteggio, molto vicino a passare in prima categoria. L'anno scorso, a metà di un torneo importante che avrebbe dovuto dargli la possibilità di migliorare la sua posizione in classifica, si è trovato in una spirale discendente di insuccesso sportivo, secondo lui aveva perso la concentrazione ed aveva perso la stabilità tecnica. Dal suo punto di vista, le gambe non erano più stabili come un tempo.

Rimase in questo stato fino alla fine del torneo, anche se nel mentre si fece seguire da specialisti di ogni tipo, ma che non riscontrarono nessuna patologia o problematica agli arti inferiori. Tutto sembrava essere nella norma, anche se lui sentiva e percepiva che non era così.
P. voleva assolutamente trovare la causa del suo disagio e non trovando nulla a livello fisico, volle esplorare anche l'aspetto psicologico, però ritenendo di non dover curare una patologia, non si rivolse ad uno psicologo, cercò un Coach Professionista. Aveva già letto qualcosa in merito al Coaching, sapeva che ce ne sono di due categorie, quelli certificati e normati e quelli che lavorano più sull'aspetto emotivo e motivazionale, lui scelse la prima categoria.

P. fece una ricerca in base alle specializzazioni e in base a dove si trovava lo studio più vicino ai luoghi che abitualmente frequentava e fissò il primo incontro. L'incontro, come sempre accade, essendo finalizzato a capire se il coaching è ciò che si sta cercando e soprattutto per capire se il coach per competenze e atteggiamento è in linea con le aspettative, fu un incontro completamente gratuito della durata di 55 minuti.

Già alla fine del primo incontro P. decise di iniziare un percorso di coaching composto da cinque sessioni, ogni martedì mattina alle 9:00 con una durata di 45 minuti ciascuna.
Nel coaching è il cliente che decide sia la durata delle sessioni, che il numero di sessioni, per il Coach, questo è il primo passo di consapevolezza.

P. iniziò a fare le sessioni in studio e come succede in tutti i percorsi di coaching che seguono una metodologia, si impegnò molto anche fuori dalle sessioni.
Già dalla fine della seconda sessione P. capì quali erano i motivi per i quali non stava bene e sorridendo disse "come ho fatto a non arrivarci da solo, la causa era sotto ai miei occhi". La quarta e la quinta sessione, essendo che P. aveva capito qual'era la causa del suo malessere ed avendo testato anche la cosa in campo, decise di dedicare queste ultime due due sessioni allo sviluppo concreto di un obiettivo a cui mirava da tempo, la categoria superiore. Il Coach, nello svolgimento della sua attività viene interpellato principalmente per due motivi, il primo è relativo a recuperare il controllo della situazione che, per qualche motivo sta sfuggendo di mano, ed il secondo, che è una diretta conseguenza del primo, è quello di permettere al Coachee di elaborare un obiettivo chiaro, reale, perseguibile e determinato temporalmente.
La quinta sessione fu decisamente carica di entusiasmo, P. in cinque settimane si portò a casa la risoluzione di un problema che gli stava diminuendo le performance e si portò a casa un piano di lavoro ben strutturato per il raggiungimento del suo obiettivo. Quando arrivò il momento dei saluti disse "Anche se avevo tutto a portata di mano, non sarei mai riuscito a trovare la soluzione, stavo guardando dalla parte sbagliata, Grazie".

E' la prima gara importante che il giovane affronta in prima categoria, 18 buche lo aspettano, la tensione è molto alta, è il più giovane e inesperto in quel campo da gioco. Tutti gli altri quel circuito lo conoscono, ci sono già stati almeno una volta, però non vuole farsi intimorire.
E' il suo turno, ora deve dimostrare di che pasta è fatto e sa di poter contare su tiri potenti e lunghi. Identifica la direzione e colpisce la pallina con tutta la sua forza. La pallina sembra perdere rapidamente velocità e, pur pensando di aver colpito con più forza rispetto agli altri, la sua palla è quella che ha percorso la distanza minore.
Mette in preventivo la possibilità che sia arrivata una folata di vento che lo ha penalizzato.
Passa ai colpi successivi e la storia si ripete, pur sapendo di aver colpito con tutta la forza a sua disposizione. La situazione inizia a fargli credere che la sua forza non è un valore aggiunto come credeva per cui avendo meno esperienza degli altri, sicuramente non ce la farà.
Dopo l'ennesimo tiro corto, amareggiato del risultato, piuttosto di riporre lui la mazza nella sacca con il relativo cappuccio numerato, la passa al suo caddy.
Il caddy prende la mazza e mentre la sta per riporre gli chiede "con che ferro hai colpito la pallina ?", e lui risponde "devo fare la massima distanza, quindi uso il ferro 3" e subito dopo aver detto quelle parole, ha ripreso in mano il ferro e si è messo a ridere...

La soluzione molto spesso è sotto i nostri occhi, è che guiardiamo nella direzione sbagliata. A volte basta una semplice domanda, che ci metta nelle condizioni di guardare anche in altre direzioni, per scoprire che la soluzione era a portata di mano.

Denis Biliato
COACH PROFESSIONISTA

 

Su appuntamento ricevo a:

  TREVISO
 PADOVA
 UDINE
 MILANO

Il primo incontro, indipendentemente dalla durata è completamente gratuito, perchè il coachee deve avere il tempo ed il modo di capire se effettivamente faccio al caso suo.

Fatta la prima sessione, il coachee si prende tutto il tempo che desidera per capire se vuole iniziare un percorso di coaching oppure no, consapevole del fatto che, non riceverà mai nessuna telefonata da parte mia, per sapere qualcosa in merito alla sua decisione.

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