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Formatore Consulente Coach

La Bussola

Nel pieno rispetto della privacy e del segreto professionale a cui sono soggetto, racconterò un percorso di coaching in cui non verranno esplicitati nomi, fatti o qualsiasi altro argomento che possa in qualche modo essere riconducibile ai soggetti a cui fa riferimento. La pubblicazione dell'articolo è stata accettata e condivisa con i diretti interessati ed in ogni momento potranno chiederne la cancellazione.

Racconto di un percorso di Coaching

Questa settimana un'altra coachee ha terminato un percorso di coaching della durata di 5 incontri.
La donna che svolge la libera professione, aveva chiesto di essere guidata nella ricerca di un nuovo approccio al mercato, perchè i risultati che otteneva non la soddisfacevano. In poche parole aveva perso "la bussola". Era entrata in una spirale negativa dalla quale non riusciva ad uscire e che non le permetteva di prendersi del tempo per creare una strategia di azione vincente.

F. la coachee (cliente), conoscendo già quali erano le caratteristiche del coach e quindi le finalità per cui una persona si rivolge ad un coach, fece una ricerca tramite internet per trovarne uno che facesse al caso suo, fissammo il primo incontro conoscitivo, che offro sempre in forma gratuita e dopo una settimana circa, mi scelse.
Uno dei fattori che la indusse a scegliermi fu dettato dal fatto che io preferisco gli incontri in studio e quindi di persona, al posto delle sessioni via skype o telefono.

F. iniziò le sessioni con dei punti fermi e con la determinazione di chi sembra avere le idee molto chiare del cosa, del come e del perchè. In poche parole sembrava tutto così chiaro e lineare che dall'esterno la coachee dava l'impressione di sapere esattamente quale strada volesse percorrere.
Ma quindi come mai F. decise di seguire un percorso di coaching, cosa esattamente non le permetteva di organizzare le proprie azioni, per raggiungere in modo concreto quello che si prefiggeva?

La risposta arrivò a metà del secondo incontro, si perchè il primo incontro e metà del secondo era un fiume in piena, in cui la maggior parte delle sue frasi avevano al loro interno soggetti terzi. Lei non era quasi mai il soggetto principale del racconto.
Verificando questa "anomalia" semantica, le chiesi: "e tu dove sei, rispetto a ciò che mi stai raccontando"?
Questa domanda, nella sua banalità scosse F. e la fece rimanere in silenzio per qualche minuto a riflettere su dove fosse effettivamente collocata lei, nella sua vita, rispetto a tutto ciò che le ruotava attorno. Quando arrivò a darsi una risposta, la risposta fu "esattamente non lo so e quindi voglio scoprirlo".

Molto spesso accade proprio questo nelle persone, siamo talmente concentrati sul fare e sul saper fare, che non prestiamo attenzione al "essere". Prima di ogni altra cosa, se vogliamo veramente essere d'aiuto a noi stessi e anche agli altri, dobbiamo concentrarci su di noi e dobbiamo concentrarci sul qui ed ora.

F. sapeva benissimo dove voleva andare e cosa voleva fare, ma non essendo concentrata su se stessa, non aveva la più pallida idea del perchè, quindi lo stimolo e la motivazione non erano emersi adeguatamente. Per ottenere dei risultati eccellenti con meno sforzi, è necessario avere una motivazione e questa motivazione dovrebbe nascere da dentro. L'unico tassello che spesso manca è il come far nascere quella motivazione da dentro, poi il resto è quasi tutto in discesa, ecco che la figura del coach in questo caso ha permesso ad F. di far emergere e quindi innescare quella motivazione interna indispensabile per il raggiungimento del suo scopo.
Il percorso è stato ben scandito sia nei tempi che nei modi, ha fatto un ottimo lavoro su se stessa, si è impegnata molto tra una sessione e l'altra e ha voluto farlo in tempi abbastanza serrati, questo perchè aveva un desiderio ben preciso, rimettersi in breve tempo in carreggiata. Così è stato, in poco meno di 50 giorni ha ripreso in mano la situazione, ha sistemato alcune sbavature relazionali, ha rivisitato alcune sue competenze e ne ha definito il valore aggiunto.

Lei inizialmente stabilì di fare tre sessioni, una ogni dieci giorni, alla fine ne fece cinque perchè volle dedicarne due per la stesura efficace del suo obiettivo di lavoro.

La scorsa settimana ci siamo salutati, il suo percorso con me è finito. Ha capito come analizzare le sue potenzialità, ha capito come analizzare gli ostacoli ed ha capito come sfruttare tutto questo a suo vantaggio.
Sono soddisfatto di esserle stato d'aiuto, ha ritrovato la sua "bussola" ed ha affinato alcune tecniche per usarla al meglio.
Lo scopo finale del coach è quello di rendere i propri coachee persone autonome nella gestione della propria vita personale, lavorativa o sportiva, per cui sono soddisfatto del risultato che ha ottenuto.

Su appuntamento ricevo a:

  TREVISO
 PADOVA

 UDINE
 MILANO

Il primo incontro, indipendentemente dalla durata è completamente gratuito, perchè il coachee deve avere il tempo ed il modo di capire se effettivamente faccio al caso suo.

Fatta la prima sessione, il coachee si prende tutto il tempo che desidera per capire se vuole iniziare un percorso di coaching oppure no, consapevole del fatto che, non riceverà mai nessuna telefonata da parte mia, per sapere qualcosa in merito alla sua decisione.

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