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Formatore Consulente Coach

La donna Manager

Nel pieno rispetto della privacy e del segreto professionale a cui sono soggetto, nel racconto non vengono esplicitati nomi, fatti o qualsiasi altro argomento che possa in qualche modo essere riconducibile ai soggetti a cui si fa riferimento. Si mette in evidenza che la pubblicazione dell'articolo è stata accettata e condivisa con i diretti interessati e che in ogni momento potranno chiederne la cancellazione.

Racconto di un percorso di Coaching

Da poco è terminato un percorso di una manager che aveva perso il suo "autogoverno", cioè quella situazione di chiarezza e stabilità ed era entrata in una spirale di smarrimento , che non le permetteva di prendere una decisione in merito alla sua posizione lavorativa e quindi alla sua carriera.

Persona splendida, con una famiglia normale, due figli e un marito. Situazione economica stabile ma non benestante da potersi permettere un abbandono totale del lavoro per il resto della sua vita. Anche perchè ha confessato che a lei necessita di un minimo di indipendenza economica.

Sulla base di queste premesse, più di 7 mesi fa, era circa la fine dell'anno scorso, una sua amica atleta (che io ho seguito in preparazione ad alcune gare per i campionati europei), dopo una lunga chiacchierata fatta a cena, gli ha dato il mio numero di telefono e le ha detto: " quando ti renderai conto di non sapere quale strada prendere, quale decisione prendere o quali potrebbero essere le conseguenze delle tue scelte, chiama questo numero, si chiama Denis, è un Coach Professionista. Il primo incontro sarà completamente gratuito e ti dedicherà il tempo di cui necessiti, tornerai a casa e nei giorni a venire deciderai se richiamarlo per programmare delle sessioni di coaching.
Ricordati però, che lui non ti chiamerà per sapere cosa avrai deciso, per cui se hai trovato in lui il professionista che fa al caso tuo, dovrai chiamarlo tu".

L. la mia coachee atleta, non mi parlò mai di questa cosa e non chiese mai alla sua amica se mi aveva chiamato, L. aveva imparato che le scelte devono partire da dentro, le azioni devono essere volute e non imposte.
A distanza di 10 giorni circa, da quando M. ricevette da L. il mio numero di telefono, a causa di una brutta giornata di lavoro e quindi di un evento fortuito, M. mi chiamò, si presentò, mi parlò un po' di come era venuta a conoscenza di me e dopo quasi 40 minuti di telefonata mi chiese di fissare un appuntamento in studio perchè voleva capire se la mia figura professionale fosse in linea con le sue aspettative.
Fissammo l'appuntamento per la settimana successiva, era la settimana prima di Natale.
Durante il primo incontro, che preferisco chiamarlo "sessione zero", chiesi a M. come da prassi, se sapeva chi era il coach e sostanzialmente cosa faceva, mi rispose che a grandi linee glielo aveva spiegato la sua amica ma non riusciva a capire come l'attività del coach, che associava all'ambito sportivo, potesse aiutarla concretamente nel suo ambito professionale.

Iniziai a spiegare prima cosa non era il coach, quindi le spiegai che non curo patologie, non somministro farmaci, non faccio il motivatore e poi le spiegai cos'è il coach professionista.
Le dissi: " il coach è quel professionista che facendoti esplorare il tuo presente, portandoti ogni tanto a vedere il tuo futuro, ti permette di elaborare le tue potenzialità latenti, dandoti modo di compire delle azioni in modo consapevole, per concretizzare quel futuro che fino a prima avevi solo ipotizzato".

Decise di iniziare il percorso, era quello che stava cercando, era quello che alla fine della sessione zero desiderava fare; diradare un po' di nebbia, focalizzare bene la meta, capire come raggiungerla e mettere in campo le sue risorse per raggiungerla.

Lei stabilì di fare 6 sessioni, 1 ogni 20 giorni, alla fine ne facemmo 8 e dalla 4° in poi decise di farne 1 ogni 10 giorni, l'entusiasmo e la motivazione che era nata in lei, vedendo che le cose stavano prendendo la piega che inizialmente era solo un pensiero, la spinsero a voler accelerare.

La scorsa settimana ci siamo salutati, il suo percorso con me è finito, lei non ha più bisogno di me, perchè essendosi allenata ed applicata nel metodo, ha capito come si fa, ha capito come analizzare le sue potenzialità, ha capito come analizzare gli ostacoli ed ha capito come sfruttare tutto questo a suo vantaggio.
Il mio lavoro con lei è finito sono soddisfatto di esserle stato d'aiuto nel far si che riprendesse il suo autogoverno. Lo scopo finale del coach è quello di rendere i propri coachee persone autonome e quindi libere.

 

Su appuntamento ricevo a:

  TREVISO
 PADOVA

 UDINE
 MILANO

Il primo incontro, indipendentemente dalla durata è completamente gratuito, perchè il coachee deve avere il tempo ed il modo di capire se effettivamente faccio al caso suo.

Fatta la prima sessione, il coachee si prende tutto il tempo che desidera per capire se vuole iniziare un percorso di coaching oppure no, consapevole del fatto che, non riceverà mai nessuna telefonata da parte mia, per sapere qualcosa in merito alla sua decisione.

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