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Formatore Consulente Coach

La Scoccata

Nel pieno rispetto della privacy e del segreto professionale a cui sono soggetto, racconterò un percorso di coaching in cui non verranno esplicitati nomi, fatti o qualsiasi altro argomento che possa in qualche modo essere riconducibile ai soggetti a cui fa riferimento. La pubblicazione dell'articolo è stata accettata e condivisa con i diretti interessati ed in ogni momento potranno chiederne la cancellazione.

Racconto di un percorso di Coaching

La settimana scorsa un'altra coachee ha terminato un percorso di coaching della durata di otto incontri.
S. atleta di tiro con l'arco voleva essere assistita nella ricerca di un metodo per liberare completamente la mente nella fase che anticipa lo scoccare della freccia, questo perchè secondo lei i pensieri che la assalivano prima del tiro erano fortemente limitanti e non le permettevano di avere una performance accellente.

Arrivando dal mondo sportivo di un certo livello, anche lei conosceva già quali erano le caratteristiche del coach e quindi le finalità per cui una persona si rivolge ad un coach, però non conosceva il mio stile di coaching, per cui glielo raccontai.
Decisi di mettere in evidenza il mio stile, in modo più marcato rispetto a quanto non avessi fatto in passato con altri clienti perchè mi aveva parlato di continui pensieri che non riusciva a gestire. Trattandosi quindi di pensieri che non riusciva a gestire, decisi di metterla a conoscenza di due aspetti che mi caratterizzano nello svolgimento di questa professione, per cui le dissi:
"S., desidero farti sapere che sono in grado di guidarti nel tuo percorso anche senza sapere quali sono i contenuti dei tuoi pensieri, per cui potrai portare con te un quaderno, io ti farò delle domande e tu al posto di rispondere a me potrai scrivere le risposte. Io non avrò bisogno di conoscere le risposte e sarai tu a decidere se mettermene a conoscenza o meno, con la massima libertà"
la seconda cosa che le dissi fu:
"Siccome sono in grado di guidarti anche senza conoscere il contenuto dettagliato di ciò che pensi, scrivi ciò che realmente senti, nessuno ti giudicherà e nel caso in cui tu ritenessi di mettermi a conoscenza di qualcosa, ricordati che sono coperto da segreto professionale, per cui nessuno verrà mai a sapere ciò di cui mi vorrai parlare"

S. rimase un po' stupita del fatto che io potessi guidarla in questo percorso senza conoscere i contenuti e me lo disse pure. Alla sua domanda, "ma come fai a guidarmi se non conosci quali sono le cose che mi limitano?", io le risposi:
"non sono io che devo conoscere quali sono le cose che ti limitano, devi essere tu a venire a conoscenza di quelle cose e in base alle tue potenzialità, alla tua volontà e capacità, riuscirai a definire la strada da percorrere e la percorrerai. Tutto questo avverrà perchè tu sei la miglior conoscitrice di te stessa, io non potrei mai avere la presunzione di conoscerti così bene da dirti cosa fare e come farlo".
S., sentendo quelle parole capì molto bene qual'era il mio stile e capì l'essenza che sta dietro alla figura professionale del coach, un professionista che, esperto nel metodo, guida il coachee durante l'esplorazione di se stesso, grazie a delle domande ben mirate, che si basano sul racconto del coachee, permette al coachee di darsi delle risposte funzionali allo scopo che si prefigge.

Le sessioni si susseguirono con estrema regolarità, una sessione ogni otto giorni circa, di cui cinque le dedicò per esplorare le sue relazioni in ambito personale e le sue relazioni in ambito sportivo, una sessione la dedicò ad un aspetto strettamente personale e le ultime due sessioni le dedicò per la definizione di un obiettivo sportivo legato ad una serie di gare per lei molto molto importanti per la sua carriera sportiva.

Alla quinta e alla sesta sessione S. si rese conto che i pensieri che la "tormentavano" in gara, siccome non riusciva a placarli, decise di usarli a suo beneficio.
Si rese conto che il pensiero, così come si manifesta in modo negativo, si può manifestare anche in modo positivo e propositivo, si rese conto che la sua mente ha bisogno di essere impegnata e che se incanalava bene il flusso di pensiero, il tutto risultava essere un punto di forza.
Il risultato fu formidabile, sia in allenamento che in gara piuttosto di cercare di bloccare i pensieri si impegnava per accrescerli e per renderli funzionali al raggiungimento dei suo obiettivo. La sua mente e quindi i suoi pensieri, da ostacoli che limitavano la performance sono diventati facilitatori che aumentavano la performance.

La scorsa settimana ci siamo salutati, il suo percorso con me è finito. Ha capito come analizzare le sue potenzialità, ha capito come analizzare gli ostacoli ed ha capito come sfruttare tutto questo a suo vantaggio.
Sono soddisfatto di esserle stato d'aiuto, ha finalmente "scoccato" la sua freccia verso quel bersaglio che da troppo tempo non riusciva a mettere a fuoco.
Lo scopo finale del coach è quello di rendere i propri coachee persone autonome nella gestione della propria vita personale, lavorativa o sportiva, per cui sono soddisfatto del risultato che ha ottenuto.

 

Su appuntamento ricevo a:

  TREVISO
 PADOVA

 UDINE
 MILANO

Il primo incontro, indipendentemente dalla durata è completamente gratuito, perchè il coachee deve avere il tempo ed il modo di capire se effettivamente faccio al caso suo.

Fatta la prima sessione, il coachee si prende tutto il tempo che desidera per capire se vuole iniziare un percorso di coaching oppure no, consapevole del fatto che, non riceverà mai nessuna telefonata da parte mia, per sapere qualcosa in merito alla sua decisione.

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